Compliance amministrativa societaria

All'interno di questa sezione potrete consultare alcuni quesiti in tema di Compliance amministrativa societaria
ATTENZIONE: La risposta ai quesiti è stata formulata attenendosi alle leggi vigenti all'epoca della richiesta. Pertanto si consiglia di verificare se da detta data sono state emanate delle norme o delle disposizioni ministeriali che hanno modificato il trattamento dell'oggetto del quesito.

Iva indetraibile – onere accessorio o costo generale

Nell’ambito della consulenza continuativa, è stato chiesto al Dipartimento di Compliance Amministrativa Societaria di chiarire il trattamento contabile dell’Iva indetraibile.
 
L’Iva indetraibile può rappresentare, a seconda dei casi, un onere accessorio rispetto al costo del ben o del servizio o un costo generale.
L’Iva indetraibile rappresenta un onere accessorio che va imputato in aumento del costo del bene o del servizio a cui si riferisce, nelle seguenti ipotesi:
·         Iva oggettivamene indetraibile, cioè, Iva relativa all’acquisto o all’importazione di specifici beni o servizi la cui imposta è indetraibile per legge;
  • Iva indetraibile in via specifica. E’ il caso dell’impresa che non svolge normalmente un’attività esente, ma pone in essere una specifica operazione esente. Ci si riferisce, allora, all’Iva relativa all’acquisto o alla importazione di beni o servizi necessari per porre in essere tale specifica operazione;
  • Iva indetraibile in seguito all’esercizio dell’opzione alla dispensa dagli adempimenti prevista dall’art. 36 bis D.P.R.633/72.  I contribuenti che pongono in essere solamente operazioni esenti possono optare per la dispensa dagli adempimenti Iva e in questa ipotesi non possono detrarre l’Iva eventualmente pagata sugli acquisti e sulle importazioni.
L’Iva indetraibile rappresenta invece un costo generale nelle ipotesi di Iva indetraibile da “pro-rata”; qualora infatti l’Iva indetraibile derivi dall'applicazione del “pro-rata” di detraibilità totale o parziale ai sensi degli artt. 19, co.5, e 19-bis del DPR n.633/72, secondo l’ADC di Milano il relativo onere costituisce, ai fini fiscali, una spesa generale deducibile nella determinazione del reddito d'impresa nell'esercizio di competenza ai sensi dell'art. 109 del Tuir. Ciò in quanto si tratta di un onere accessorio collegato all’intera gestione aziendale e non riferibile alle singole operazioni d'acquisto. L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione Ministeriale n.9/869 del 1980, ha confermato tale interpretazione affermando che in presenza di operazioni esenti l’Iva indetraibile non può essere considerata come un costo afferente le singole operazioni di acquisto visto che l’indetraibilità è determinata a fine anno in relazione al complesso delle operazioni poste in essere dall'impresa nel corso dell'esercizio. Infatti, ciò che determina l'indetraibilità non è né la natura del singolo bene acquistato, né quella della singola operazione, bensì una caratteristica della situazione generale della azienda derivante dalla presenza sia di attività assoggettate ad Iva, sia di attività esenti ai fini dell’Iva. Ne consegue, pertanto, che tale onere deve essere considerato costo generale che va dedotto nell'esercizio di competenza.

Operazioni “Black list” con rappresentate fiscale

Nell’ambito della consulenza continuativa, è stato chiesto al Dipartimento di Compliance Amministrativa Societaria una consulenza in merito al regime da applicare nel caso di vendita effettuata ad una società italiana con Partita Iva lussemburghese. Nel caso specifico, si doveva consegnare la merce presso un deposito della società in Lussemburgo e, visto che il Lussemburgo è incluso fra i Paesi “Black list, ci è stato chiesto se tale operazione doveva rientrare o meno nell’apposito regime “Black list”.
 
Il soggetto italiano non deve predisporre la comunicazione “Black list” se acquista da un rappresentante fiscale che risiede in un Paese “Black list” quando la società rappresentata ha la residenza in un Paese che non è nella “Black list”.
La Partita Iva lussemburghese rileva infatti solo ai fini degli obblighi Iva per i quali non è necessario che il cliente abbia la sede legale o effettiva in Lussemburgo. L’operazione non deve essere segnalata nella comunicazione “Black list” in quanto il cliente è un soggetto italiano. Ciò si desume indirettamente dalle circolari 53/E del 2010 e 2/E del 2011, nella quale, con riferimento alle operazioni poste in essere con un rappresentante fiscale, si afferma che “sono escluse dall’adempimento in esame le prestazioni di servizi e le cessioni di beni realizzate presso il rappresentante fiscale, nominato in uno degli Stati o territori inclusi nella “Black list”, qualora l’operatore economico “rappresentato” – che costituisce la controparte dell’operazione - non sia localizzato in alcuno di detti Stati o territori”.

Contratto di “nolo a caldo”- trattamento Iva

Nell’ambito della consulenza continuativa, è stato chiesto al Dipartimento di Compliance Amministrativa Societaria di chiarire il trattamento Iva del contratto di “nolo a caldo” per comprendere se a questa tipologia di contratto si può applicare il regime del Reverse charge come disciplinato per il subappalto.
 
In conformità a quanto disposto dal sesto comma, lettera a)  dell’art. 17, del D.p.r. 633/72 è prevista l’estensione dell’applicazione del meccanismo dell'inversione contabile “alle prestazioni di  servizi, compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l'attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell'appaltatore principale o di un altro subappaltatore”.
L’Agenzia delle Entrate con Circolare n. 37 del 29 dicembre 2006 ha inoltre precisato che i soggetti destinatari del reverse charge, devono essere individuati in relazione alle prestazioni rese nell'ambito del settore edile. La circolare da ultimo citata, ha, stabilito che devono intendersi rese nel  comparto dell’edilizia le prestazioni, dipendenti da subappalti, riconducibili alle attività elencate nella sezione F (“costruzioni”) della tabella di classificazione  delle attività economiche ATECOFIN (2004).
Con la Risoluzione n. 205 del 03/08/2007, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito l’applicazione dell’Iva in caso di “nolo a caldo” specificando che il contratto rientra nella sezione “F” della tabella ATECOFIN poiché riconducibili alle attività classificate con i seguenti codici:
  • 45.25.0 altri lavori di costruzione, tra i quali rientrano il noleggio di ponteggi e piattaforme di lavoro con montaggio e smontaggio;
  • 45.50.0 noleggio di macchine e attrezzature per lavori edili, con operatore, tra i quali rientrano il noleggio di gru, macchine movimento terra, macchine per il pompaggio del calcestruzzo, etc..
In particolare, con riferimento ai contratti di “nolo a caldo”, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto opportuno chiarire che “se il prestatore è chiamato ad eseguire il servizio in qualità di “mero esecutore” materiale delle direttive del committente, venendo a mancare quindi uno degli elementi tipici del contratto d’appalto, e cioè l'autonomia organizzativa, non deve applicarsi il meccanismo del reverse charge. Qualora, invece, oggetto del contratto fosse non tanto il mero noleggio (anche a caldo), ma la realizzazione di lavori di sbancamento, sistemazione di terreni, demolizione di edifici e simili, in funzione di un contratto di subappalto, caratterizzato, quindi, da un’obbligazione di risultato, dall’assenza del vincolo di subordinazione, dall’organizzazione in proprio con assunzione dei relativi rischi, si ritiene che torni applicabile il meccanismo del reverse-charge”.
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