Accertamenti fiscali e trasferimenti di sede all'estero: una via di fuga?

01/06/2010

di Alberto Righini

Quando una società ha esaurito la propria attività, pare che per limitare (o addirittura evitare) i futuri possibili accertamenti del fisco, possa trasferire la sede sociale all’estero, previa cessione delle quote sociali da parte dei soci a soggetti esteri. A seguito del trasferimento infatti “leggenda” vuole che l’attività di accerta-mento dell’Amministrazione finanziaria non possa di-spiegarsi compiutamente. Ma le cose stanno veramente così? Di seguito proviamo a verificare quale siano le attività esperibili del fisco in presenza di tali situazioni, ovvero i connotati che l’attività accertatrice assume e vediamo se le stesse risultano in qualche modo “depotenziate”. Il caso tipico in cui un trasferimento all’este-ro potrebbe essere deliberato al fine di depotenziare l’attività accertatrice dell’Amministrazione finanziaria è nell’ambito del settore immobiliare. L’attività tipica del-le società che operano nel settore è infatti tale per cui facilmente queste si trovano a concludere tutte le operazioni relative all’investimento prefissato (costruzione o acquisizione/ristrutturazione di un complesso immobiliare e relativa vendita delle unità ricavate) in un arco temporale ben limitato. Cosicché, concluso l’investimento, ed esauriti tutti i relativi rapporti, il trasferimento è “totale” per cui la società non ha più legami fiscali con il territorio nazionale. Al trasferimento consegue infatti la perdita della residenza fiscale con tutte le inerenti conseguenze, e contemporaneamente nello Stato non si configura alcuna stabile organizzazione. In questa ipotesi, venendo meno tutti i collegamenti con lo Stato, i problemi che l’Amministrazione finanziaria può incontrare nell’espletare l’attività di accerta-mento sui periodi di imposta ante trasferimento attengono sia la possibilità di eseguire i controlli tramite accessi ed ispezioni in un “luogo fisico” dato il venir meno dello stesso che, nel caso di controlli che si basano su elementi presuntivi (come, ad esempio, nel caso di applicazione degli studi di settore), dalla difficoltà (ma non certo impossibilità) di notificare e quindi raggiungere la società all’estero. Nonché, in termini più generali, la corretta individuazione del soggetto nei cui confronti il fisco può fare valere le proprie pretese. Esula dal presente scritto la problematica dell’effettività (elusività) del trasferimento, questione questa quindi non esaminata in questa sede. Lo scritto senza alcuna pretesa di esaustività vuole semplicemente proporre degli spunti di riflessione su alcune (delle tante) problematiche che i trasferimenti di sede all’estero pongono.
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