Sostenibilità, Tassonomia e Modello 231: verso una governance partecipativa e responsabile

01/05/2026

Sostenibilità, Tassonomia e Modello 231: verso una governance partecipativa e responsabile

a cura di Pietro Cabrini e Alessandra Fusato

Introduzione

In un contesto di progressiva semplificazione normativa sul fronte della sostenibilità aziendale, il sistema bancario, i consumatori e i grandi player del mercato chiedono sempre di più alle imprese un’informativa chiara e trasparente sulle tematiche ESG (acronimo di Environment, Social, Governance). Questo fenomeno rappresenta un chiaro segnale che, indipendentemente dall’alleggerimento normativo introdotto dal “Pacchetto Omnibus”1, rimane forte l’esigenza concreta, e ancor più la volontà, di far fronte alle sfide ambientali e alle problematiche di natura sociale. In questo scenario, la gestione efficace e sistemica dei rischi ambientali, sociali e di governance non rappresenta più un mero obbligo burocratico, ma diventa un’importante necessità strategica e competitiva. La sostenibilità aziendale è infatti ormai riconosciuta come una variabile determinante per la creazione di valore nel lungo periodo, nonché un chiaro indicatore della solidità e della solvibilità aziendale. 

Oggi, la richiesta di informazioni di natura ESG da parte di banche, investitori e partner aziendali costituisce non solo un prerequisito per l’accesso al credito bancario, ma è anche un fattore influente per l’inclusione nelle filiere più redditizie, portando con sé benefici economici, reputazionali e competitivi. 


Gli strumenti della sostenibilità: la Tassonomia Sociale

Gli strumenti a disposizione delle imprese per misurare e divulgare le proprie informazioni di sostenibilità sono in continua evoluzione. Se il reporting di sostenibilità definisce una struttura metodologica di comunicazione chiara e standardizzata, la Tassonomia Europearappresenta invece per le imprese lo strumento chiave per orientarsi nel sistema delle attività economiche sostenibili.  In un contesto che ha visto negli ultimi anni crescere la domanda di strumenti finanziari sostenibili, la Tassonomia Socialeguida le imprese e gli investitori nell’individuazione e nella valutazione degli investimenti socialmente sostenibili. Ispirandosi ai principi fondamentali sanciti dalle convenzioni internazionali, essa mira a definire criteri misurabili, verificabili e condivisi per identificare le attività economiche che sostengono il perseguimento degli obiettivi di una transizione giusta, equa e in linea con il Green Deal Europeo. 

L’obiettivo è quello di definire un quadro armonizzato che tuteli e supporti le decisioni di investimento dei privati e delle imprese, con il fine di indirizzare i flussi di capitale verso attività che contribuiscono al rispetto dei diritti umani e al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle persone. 


La Tassonomia Sociale: il pilastro per una governance partecipativa

L’approfondimento “Social Taxonomy e fattore G – governance democratica e partecipativa”4 analizza la Tassonomia Sociale quale veicolo necessario per tradurre concretamente in attività e progetti gli obiettivi sociali dell’Unione Europea. Il documento evidenzia che, per rivelarsi davvero efficace e capace di generare valore duraturo, la Tassonomia Sociale dev’essere inevitabilmente supportata da una governance ben strutturata e partecipativa. Tale elemento non rappresenta soltanto uno dei tre pilastri della sostenibilità, ma costituisce il fulcro che plasma e coordina la dimensione ambientale e sociale. 

Attraverso un solido sistema di governance, le organizzazioni possono integrare impatti, rischi e opportunità di natura sociale e ambientale nei processi decisionali e nella cultura aziendale. Questo approccio assicura la coerenza tra obiettivi economici e di sostenibilità, favorendo al contempo una corretta declinazione delle ambizioni strategiche in politiche, procedure e processi, con una chiara definizione di ruoli e responsabilità per il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità.

Una governance così impostata è l’unico modo per includere i criteri sociali nelle strategie aziendali, sostenendo una gestione sistemica di tali aspetti. Solo grazie a un approccio manageriale solido e pienamente integrato è infatti possibile promuovere una maggiore responsabilità e trasparenza, princìpi imprescindibili non solo per le imprese, ma anche per il funzionamento del mercato. 

Una governance realmente partecipativa presuppone una rivoluzione culturale all’interno dell’organizzazione: il dialogo con gli stakeholder diventa una leva competitiva per la creazione di valore, sia economico sia sociale, a beneficio dell’impresa stessa e dei suoi interlocutori. In quest’ottica si inserisce anche quanto previsto dall’articolo 3 del decreto attuativodella Corporate Sustainability Reporting Directive(c.d. “CSRD”), che prevede la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori nelle discussioni relative alla sostenibilità aziendale. 

In tale contesto trova spazio anche il Modello Organizzativo e di Gestione 2317. La crescente convergenza tra tematiche di sostenibilità e fattispecie incluse nel catalogo dei reati-presupposto rende l’integrazione del sistema ESG e del modello come un’ottima base di partenza per lo sviluppo di una governance a presidio della sostenibilità e della compliance 231.

L’adozione di un sistema ESG aiuta a mitigare i rischi e a prevenire la commissione di reati previsti dal Modello 231, tra cui i reati in materia ambientale, di salute e sicurezza sul lavoro, trattamento dei dati personali, abusi di mercato, reati societari e altre condotte che possono incidere direttamente sulla sostenibilità e sull’integrità dell’attività di impresa. Una gestione integrata e strutturata di tali aspetti, infatti, contribuisce a prevenire possibili profili di responsabilità in capo all’organo amministrativo e/o di controllo. 


Rischi e opportunità 

Un modello di governance partecipativo e integrato rappresenta un fattore determinante per il successo e per la resilienza aziendale, poiché consente di migliorare non solo la trasparenza, ma anche la coerenza e l’affidabilità delle informazioni relative alla sostenibilità aziendale. In tale contesto, il Modello 231 e la Tassonomia agiscono in modo complementare: se il primo consente di rafforzare i presidi di prevenzione e controllo per i reati di natura ESG, la seconda guida le imprese e gli investitori verso attività economiche coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile. 

L’integrazione tra questi due strumenti consente alle imprese di strutturare un sistema di governance capace di prevenire dichiarazioni false, ingannevoli e fuorvianti, contrastando la nascita di possibili casi di “greenwashinge “social washing”. Allo stesso tempo, la disponibilità di informazioni trasparenti, di qualità e coerenti si traduce in una migliore fiducia da parte degli stakeholder, con riflessi positivi sulla reputazione e sulla competitività complessiva dell’organizzazione. 

L’attenzione a questi aspetti assume una rilevanza significativa tanto per le imprese stesse, quanto per gli investitori. Una gestione adeguata dei rischi sociali e ambientali consente di prevenire potenziali danni di immagine, commerciali ed economico-finanziari, riducendo al contempo l’esposizione ai rischi normativi, operativi e di mercato. Al contrario, un’azienda che non considera adeguatamente le questioni sociali connesse alle proprie attività può incorrere in boicottaggi da parte dei lavoratori e dei clienti, l’esclusione dalle principali catene di fornitura e la perdita di attrattività nei confronti dei talenti9. Tali dinamiche incidono inevitabilmente anche sulla percezione da parte degli investitori e sulla capacità dell’impresa di attrarre capitali. 


Conclusione

Le aziende si ritrovano a operare in un ambiente in cui è necessario un modello organizzativo evoluto, proattivo e capace di valorizzare la relazione strategica esistente tra continuità aziendale e sostenibilità. Le imprese sono chiamate a evolversi per perseguire una trasformazione culturale e organizzativa che integri non solo variabili economiche, ma anche politiche, sociali e ambientali nelle proprie strategie di lungo periodo. Tale cambiamento vede come protagonista l’organo di governance aziendale, che deve fungere da motore e promotore di un modello aziendale partecipativo e che integri le implicazioni ambientali e sociali all’interno dei propri sistemi informativi e di controllo, oltre che nei meccanismi decisionali. 

La combinazione tra la Tassonomia Sociale e un approccio manageriale partecipativo rappresenta così un binomio vincente per la competitività aziendale: la Tassonomia fornisce lo strumento per una comunicazione sociale trasparente, mentre la governance assicura che i processi decisionali siano di qualità, affidabili e inclusivi.  

Direttiva UE 2026/470, pubblicata in G.U.U.E. Serie L in data 26 febbraio 2026
Regolamento 2020/852, pubblicato in G.U.U.E. Serie L n. 198 in data 22 giugno 2020. Nella sua configurazione attuale, la Tassonomia Europea si limita a classificare le attività che contribuiscono agli obiettivi ambientali e climatici dell’Unione Europea.
3 Introdotta con il “Final report on Social Taxonomy” della Platform on Sustainable Finance in data 28 febbraio 2022.
Commissione Governance e finanza del CNDCEC, Quaderni di economia aziendale: “Social Taxonomy e fattore G – governance democratica e partecipativa”, 27 gennaio 2026.
D. lgs. 125/2024, pubblicato in G.U. n. 212 in data 10 settembre 2024. 
Direttiva UE 2022/2464, pubblicata in G.U.U.E. Serie L n. 322 in data 16 dicembre 2022.  
D. Lgs. 231/2001, pubblicato in G.U. n.140 in data 19 giugno 2001. Il Modello Organizzativo 231 è un sistema di protocolli e procedure adottato dalle imprese per prevenire la responsabilità amministrativa dell’ente per i reati commessi in suo interesse o a suo vantaggio.
Direttiva UE 2024/825, pubblicata in G.U.U.E. Serie L in data 06 marzo 2024. 


 

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