La nuova era della sostenibilità: tra CSRD e Pacchetto Omnibus. Reporting di sostenibilità: guida all’uso

30/01/2026

La nuova era della sostenibilità: tra CSRD e Pacchetto Omnibus. Reporting di sostenibilità: guida all’uso
Con l’approvazione della Direttiva UE 2022/2464, Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), recepita in Italia con il d.lgs. 125/2024 con data di pubblicazione nella G.U. n. 212 del 10 settembre 2024, l’Unione Europea ha aperto un nuovo capitolo nella rendicontazione di sostenibilità. La Direttiva CSRD, pilastro del Green Deal Europeo, integrata con il Regolamento Delegato UE 2023/2772 della Commissione pubblicato con G.U. Serie L del 22 dicembre 2023, introduce una struttura normativa armonizzata a livello comunitario, volta a migliorare la trasparenza, la qualità e la comparabilità delle informazioni di sostenibilità delle imprese europee. 


Le principali novità introdotte dalla Direttiva CSRD

La Corporate Sustainability Reporting Directive definisce un quadro condiviso per la comunicazione delle informazioni di sostenibilità[PC3.1] rendendole accessibili e confrontabili per investitori, stakeholder e cittadini.  Tra le principali novità si segnalano:
 
  1. Doppia materialità: le imprese dovranno rendicontare sia l’impatto che le proprie attività hanno su ambiente e società (c.d. materialità d’impatto), sia come i fattori ambientali e sociali influenzano la performance economico-finanziaria (c.d. materialità finanziaria). Questo approccio mira a promuovere una visione integrata e prospettica di rischi, impatti e opportunità.
  2. Allineamento con standard internazionali: gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), sviluppati in attuazione alla Direttiva CSRD, si integrano con i framework di rendicontazione già esistenti (come i GRI e gli IFRS Sustainability Standards), promuovendo la coerenza e la standardizzazione delle informazioni a livello internazionale.
  3. Stakeholder engagement: la Direttiva pone particolare enfasi sull’importanza del coinvolgimento degli stakeholder e sulla valutazione degli impatti che le questioni di sostenibilità generano nei loro confronti. In particolare, assume rilievo il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori, quali figure essenziali nello sviluppo del progetto.
  4. Tracciamento dei dati e delle informazioni raccolte: le imprese dovranno predisporre pratiche di raccolta, misurazione e monitoraggio dei dati e delle informazioni ESG (Environmental, Social, Governance). 


Gli Standard europei 

La Direttiva CSRD ha introdotto nuovi requisiti di rendicontazione attraverso gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), destinati alle imprese obbligate a realizzare una rendicontazione di sostenibilità. Questi Standard sono stati sviluppati da EFRAG, ente tecnico della Commissione Europea, e coprono tutte le principali macroaree in ambito ESG: dalle emissioni all’economia circolare, dalle condizioni di lavoro all’attenzione per i consumatori, fino ai diversi aspetti della governance aziendale.

Nel dicembre 2024 sono anche stati pubblicati i Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs (VSME), gli standard volontari nati per le piccole e medie imprese non soggette alla rendicontazione per obbligo normativo, ma interessate a comunicare i propri sforzi in materia di sostenibilità. 


Il Pacchetto Omnibus: tra semplificazione e compromessi

La complessità e il peso degli adempimenti richiesti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive ha sollevato non poca preoccupazione, spingendo alcuni Stati membri e rappresentanti del mondo imprenditoriale a chiedere un approccio più chiaro e semplice alla rendicontazione di sostenibilità. 

Alla luce di quanto emerso, la Commissione Europea ha presentato a febbraio 2025 il c.d. “Pacchetto Omnibus I”, finalizzato a introdurre misure per la semplificazione della normativa in materia di sostenibilità di impresa. A dicembre 2025, tale proposta ha ricevuto l’approvazione anche del Parlamento Europeo. Le novità si articolano su due principali vettori:
  • Innalzamento delle soglie di applicazione della CSRD: saranno obbligate alla rendicontazione di sostenibilità le imprese europee con oltre 1000 dipendenti e un fatturato annuo maggiore di 450 milioni di euro e alcune aziende extra UE con una consistente attività nel mercato europeo;
  • Semplificazione degli Standard ESRS: rispetto alla loro versione originale, i nuovi Standard sono stati oggetto di un meticoloso processo di revisione da parte di EFRAG. Il fine è rendere tali Standard facilmente fruibili dalle imprese, riducendo significativamente il numero di datapoint. La rendicontazione si concentrerà esclusivamente sugli aspetti rilevanti per ciascuna impresa, affinché il report possa concretamente diventare uno strumento utile ed efficace anche per le strategie aziendali.


E le imprese non più obbligate?

Resta ad oggi ancora aperto il dibattito: è possibile perseguire gli obiettivi del Green Deal Europeo escludendo dall’obbligo di rendicontazione la maggior parte delle imprese comunitarie? Come si può evitare che il Pacchetto Omnibus costituisca un passo indietro, alimentando i casi di greenwashing? 

È fondamentale sottolineare che il Pacchetto Omnibus mira a semplificare il quadro normativo, senza compromettere gli impegni assunti a livello comunitario in materia di sostenibilità di impresa. Piuttosto, si propone di rivedere l’approccio delle imprese, orientando la rendicontazione di sostenibilità verso una dimensione più operativa. In questa prospettiva, il Pacchetto Omnibus rappresenta un’opportunità per trasformare il reporting di sostenibilità da un adempimento formale a una leva gestionale di valenza strategica, con una visione ampliata e orientata al lungo periodo 1.

Infatti, l’innalzamento delle soglie di rendicontazione ha aperto un’opportunità alle PMI interessate ad intraprendere un percorso di reporting, rafforzando il ruolo degli Standard VSME. Le imprese escluse dal perimetro dell’obbligatorietà sono in ogni caso incentivate a rendicontare le proprie informazioni di sostenibilità, sia per differenziarsi dalla concorrenza, sia per garantirsi l’accesso a mercati più ampi.  Un numero crescente di grandi aziende, infatti, richiede ai propri partner aziendali informazioni sulle prestazioni di sostenibilità come condizione per il mantenimento dei rapporti commerciali. Inoltre, l’attenzione alle tematiche di sostenibilità può tradursi in un miglioramento dell’immagine aziendale, della competitività e della valutazione del merito creditizio. Diversi studi evidenziano inoltre che le aziende che dimostrano un interesse e un impegno verso la sostenibilità risultino maggiormente attrattive per il capitale umano 2. In particolare, le nuove generazioni pongono un’attenzione crescente a questi aspetti nella scelta dei propri datori di lavoro.


Un’opportunità strategica per le imprese europee

In questo contesto, la rendicontazione di sostenibilità si conferma come un’opportunità concreta per le imprese che aspirano a:
 
  • Rafforzare i propri sistemi di gestione e di valutazione del rischio.
  • Dimostrare un impegno concreto in chiave reputazionale.
  • Migliorare la trasparenza verso investitori, clienti e stakeholder.
  • Attrarre capitali e risorse orientate alla transizione sostenibile.
 

Solo chi saprà dimostrare coerenza e responsabilità potrà acquisire un vantaggio competitivo in un mercato sempre più attento alle performance ambientali, sociali e di governance.

 
1  Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, (2025) “Il reporting di sostenibilità per le PMI italiane: evidenze, sfide e prospettive del modello VSME”. IRS n.19.
2  Gintale, G. et al. (2024) ‘Sustainability and beyond: decoding the influences of corporate social responsibility on employer brand attractiveness’, Cogent Business & Management, 11(1). doi: 10.1080/23311975.2024.2429799.

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