La sostenibilità tra le MPMI Europee: a che punto ci troviamo?

01/07/2026

La sostenibilità tra le MPMI Europee: a che punto ci troviamo?

a cura di Alberto Mion e Alessandra Fusato

La sostenibilità si sta affermando come un elemento strategico per la competitività e la continuità operativa delle imprese europee. In questo scenario, le micro, piccole e medie imprese (MPMI), che costituiscono il fulcro centrale del tessuto economico dell’Unione Europea, sono sempre più chiamate a integrare i principi della sostenibilità all’interno dei propri modelli di business e dei processi decisionali.
 
L’analisi che segue offre una panoramica dello stato di diffusione delle pratiche di sostenibilità tra le MPMI europee, evidenziando il grado di adozione delle strategie ESG (environment, social, governance), i principali benefici riscontrati, le criticità ancora presenti e le prospettive di sviluppo. 
 

Lo stato dell’arte

L’indagine “Fostering sustainability in Small and Medium-sized enterprises1, condotta su un campione di oltre mille MPMI distribuite in undici Paesi europei, offre una fotografia attuale del grado di integrazione della sostenibilità nelle attività operative e nelle strategie delle imprese.

Secondo i risultati dello studio, il 41% delle aziende intervistate ha già adottato oppure sta implementando una strategia di sostenibilità. In questo contesto, l’Italia si colloca tra i Paesi europei con il più elevato tasso di adozione: quasi una MPMI intervistata su due dichiara infatti di integrare gli aspetti ESG nella propria strategia aziendale. Il dato risulta ancora più significativo se si considera che l’Italia ha registrato una crescita marcata negli ultimi anni, con un incremento di 27 punti percentuali rispetto all’analisi condotta nel 2020. 

Questi risultati confermano come la sostenibilità stia progressivamente assumendo un ruolo strategico anche per le imprese europee di minori dimensioni. L’integrazione dei fattori ESG consente infatti di identificare, valutare e gestire con maggiore efficacia i rischi climatici e ambientali, contribuendo al miglioramento della reputazione aziendale e alla creazione di valore nel lungo periodo. 

La ricerca rileva, tuttavia, una diffusione ancora disomogenea delle pratiche di sostenibilità a livello comunitario. Le differenze emergono principalmente tra Paesi, riflettendo il diverso grado di sensibilità e maturità nei confronti dei temi della sostenibilità, nonché in funzione della dimensione aziendale2, con una maggiore propensione all’adozione da parte delle imprese di medie dimensioni. Al contrario, non si osservano significative divergenze tra i settori economici, a conferma del carattere trasversale della sostenibilità. 

Lo studio dedica inoltre particolare attenzione al tema del rischio climatico. La crescente frequenza e intensità degli eventi climatici estremi sta determinando una maggiore consapevolezza da parte delle imprese circa la propria esposizione agli impatti del cambiamento climatico. Tale consapevolezza, però, non si traduce sempre nell’adozione di adeguate misure di protezione: soltanto il 41% delle imprese intervistate dispone di una polizza assicurativa contro i danni derivanti da fenomeni climatici estremi. La diffusione di tali strumenti risulta più elevata nei Paesi maggiormente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e nei settori più esposti, quali edilizia, industria e commercio. 
 

I benefici della sostenibilità e le criticità emerse

Lo studio evidenzia che le imprese che adottano strategie di sostenibilità conseguano benefici concreti sotto il profilo reputazionale, finanziario e operativo. 

In primo luogo, dalla ricerca emerge che quasi il 70% delle MPMI intervistate consideri la sostenibilità come un importante elemento distintivo, capace di rafforzare il proprio posizionamento competitivo sul mercato e di migliorare la percezione dell’azienda da parte di clienti, investitori e, più in generale, degli stakeholder

Inoltre, l’integrazione dei rischi di sostenibilità nei propri processi decisionali si riflette in un migliore accesso ai finanziamenti e in condizioni assicurative più favorevoli, confermando il crescente rilievo attribuito agli aspetti ESG nelle valutazioni effettuate dagli istituti bancari e delle compagnie assicurative.
 
L’adozione di pratiche di sostenibilità contribuisce altresì a un rafforzamento delle relazioni con clienti, fornitori e collaboratori, favorendo un incremento della soddisfazione della clientela e dell’efficienza organizzativa.
 
Un ulteriore vantaggio riguarda la capacità di affrontare e, in alcuni casi, di anticipare l’evoluzione del quadro normativo europeo. Le imprese che hanno già avviato un percorso di sostenibilità si dimostrano infatti più preparate ad adattarsi proattivamente ai cambiamenti regolatori, consolidando la propria resilienza anche sotto il profilo della compliance.
  
Accanto ai benefici, lo studio esamina anche i principali ostacoli all’implementazione di strategie e pratiche di sostenibilità. Tali difficoltà emergono in particolare nella fase iniziale del percorso, quando le imprese sono chiamate a tradurre i principi della sostenibilità in attività e processi concreti.
 
La prima criticità riguarda la complessità del quadro normativo e burocratico. In tale prospettiva, il Pacchetto Omnibus I3 rappresenta un primo intervento volto a snellire la disciplina comunitaria in ambito di sostenibilità, con particolare riferimento alla rendicontazione di sostenibilità. Nel dettaglio, lo Standard Volontario per la rendicontazione di sostenibilità intende incoraggiare la diffusione di pratiche di misurazione, gestione, monitoraggio e comunicazione delle informazioni ESG, offrendo così alle MPMI uno strumento proporzionato alle loro dimensioni e alle loro esigenze.
 
Inoltre, le imprese intervistate segnalano inoltre la carenza di incentivi pubblici a sostegno della transizione sostenibile quale ulteriore fattore di ostacolo, insieme all'incertezza sulle modalità concrete attraverso cui tradurre la sostenibilità nei processi aziendali.
 

Le prospettive future

La diffusione della sostenibilità tra le micro, piccole e medie imprese rappresenta una condizione essenziale per il successo della transizione sostenibile dell’economia dell’Unione Europea. Considerato il ruolo centrale che tali imprese ricoprono nel sistema imprenditoriale comunitario, il loro coinvolgimento deve tradursi in un’effettiva integrazione dei principi ESG nelle strategie aziendali e nei processi gestionali.
 
I risultati dell’indagine dimostrano che le imprese che hanno già intrapreso questo percorso ottengono benefici tangibili in termini di competitività, reputazione, accesso al credito, gestione dei rischi e resilienza organizzativa. Emerge tuttavia con chiarezza la necessità di accompagnare le MPMI nella transizione, riducendo le barriere che rallentano l’adozione di pratiche di sostenibilità.

In questa prospettiva, la semplificazione del quadro normativo introdotta dal Pacchetto Omnibus I rappresenta un primo passo importante. Tuttavia, le imprese necessitano di strumenti operativi, servizi di accompagnamento e adeguate misure di sostegno. Promuovere una cultura della sostenibilità tra le MPMI significa rafforzare la capacità e la resilienza delle imprese, così da renderle pronte ai cambiamenti economici, ambientali e sociali. In tale ambito, la rendicontazione di sostenibilità può divenire non solo uno strumento di trasparenza e di responsabilità azienda, ma anche un efficace supporto alle decisioni strategiche e alla creazione di valore nel lungo periodo.


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1Generali Assicurazioni, SDA Bocconi, “Generali SME EnterPRIZE White Paper: Fostering Sustainability in Small and Medium-sized Enterprises – 5th edition”, 2026.
2Il campione dell’indagine evidenzia che, tra le PMI che hanno tra 50 e 249 dipendenti, il tasso di adozione di strategie di sostenibilità è pari a 56%. Perle imprese intervistate con un numero di dipendenti compreso tra 10 e 19, il tasso di adozione è pari a 37%.
3Direttiva (UE) 2026/470 pubblicata in G.U.U.E. Serie L in data 26 febbraio 2026. Il Pacchetto Omnibus I modifica la Corporate Sustainability Reporting Directive e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive. 

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